
I vesusti dirette, gli espressi per-niente-espressi, i regionali che a dispetto del nome spesso spaccano in due lo stivale, stanno _finalmente_ sparendo.
Chi ha la fortuna di viaggiare (a sue spese e spesso a spese della propria incolumità) da una Grande Stazione all'altra si sarà senz'altro accorto del cambiamento epocale che sta vivendo l'intero apparato ferroviario italiano; passato in epoche che le mie giovani membra non possono ricordare da "quando-c'era-lui-i-treni-partivano-in-orario" a "da-quando-ci-sono-loro-arrivano-sempre-in-ritardo" le nostrane linee ferroviarie si accingono al terzo giro di boa: partiamo in ritardo, ma recuperiamo strada facendo. Con tutti i problemi che possono derivarne. Giusto ieri un treno proveniente da campobasso, alla maniera del marchese de Sade, ha letteralmente inculato, all'altezza di Frosinone, un treno che stava facendo scendere una miriade di ragazzini tornanti dalla scuola-pubblica-un-pò-meno.
La penetrazione, al contrario dei racconti del marchese, non è andata affatto a buon fine. Il treno in sosta, non essendo provvisto di orifizi, ha respinto con gran forza il pene di metallo, facendolo dapprima scivolare tra le chiappe di lamiera, infine accogliendo il suo coito all'altezza di quella che dei treni dovrebbe essere la parte superiore. Tentativo ridicolo. Le cifre dell'amplesso mezzo-e-mezzo sono catastrofiche. Circa 70 i feriti, 12 da "codice rosso" (che fa tanto ER).
A memoria d'uomo mai l'essere respinti in un approccio amoroso causò tanti casini.
Only the brave, ma di coraggiosi ne siamo tanti e il traffico Napoli-Roma non sembra aver subito ripercussioni eccessive. Sono le 08:36 e già io e un centinaio di altri viaggiatori assistiamo al ripetersi del desiderio assoluto di amplesso perpetrato dalle Ferrovie dello Stato. "Ieri non siamo riusciti a penetrare? Perdio! Bisogna andare più veloci". Il diretto delle 08:36, vecchio e molle come il membro di Matusalemme è stato sostituito da un treno che perlomeno dovrà aspettare il TVVA (treno velocità veramente alta) per andare in pensione. Intercity Napoli-Venezia, ne avrà viste tante ma può essere ancora utile alla causa dell'amplesso ferroviario. Se il regionale di ieri non ce l'ha fatta, oggi, perdio, ce la faremo!
Il viaggio, maledizione, scorre invece tranquillo, nessun sussulto, di un culo da penetrare neanche l'ombra, figuriamoci un amplesso poi. Si arriva a Roma. Ci sono giusto quei 20 minuti di ritardo che ti ricordano che è ora di cominciare a prendere l'EuroStar. Tuttavia, lo spettacolo che si mostra ai 100 eroi dell'intercity Napoli-Venezia vale i 20 euro del biglietto.
Roma Termini è il Capitale che si è tolto la pancia e ti ammicca, è il modernismo con l'addome scolpito, è il Consumo che ti invita ad accarezzarlo. E chi credeva che l'unità d'italia si fosse conclusa con l'annessione di Trento e Trieste deve ricredersi. E anche se Garibaldi è morto, c'è sempre il signor Cremonini.
Per chi non Lo conoscesse, il Signore, vale la pena di spendere due righe. Dio della Carne, e non per questo una divinità minore da trattare con la lettera minuscola, ha fatto la sua fortuna muovendo i primi passi da piccolo grossista della carne, fino a diventare il primo fornitore di McDonald's Europa. Da poco datosi alla distribuzione al dettaglio con un accordo che lo vede presente nelle stazioni e sui treni (badate allo scontrino) è il nuovo eroe dei due mondi. Dove cercare il sogno italiano se non in Emilia. Il re delle carni di Castelvetro(MO) è il sogno italiano, comprare vacche senza controlli in Iraq (è successo davvero) e poi venderle agli americani per farne succulenti hamburgher, una via di mezzo tra Pulcinella e il Cavaliere. Se credete che il sogno italiano sia ancora il 13 al totocalcio, ricredetevi. E' l'ora degli imprenditori self-made.
Cosa c'entra il signor Cremonini con l'unità d'italia? E' il terzo stadio dell'unità, dopo l'unità linguistica, dopo l'unita politica, finalmente l'unità culinaria. Finalmente in qualunque Grande Stazione(tm) si può mangiare lo stesso panino, con la stessa salsa, lo stesso prosciutto, con la spaccatura sempre alla stessa identica altezza.
Per chi è cresciuto in una sperduta provincia arroccata sui monti, dove chi veniva dal quartiere a 150mt di distanza era già considerato uno straniero, Roma Termini è il mondo definitivo. O meglio, è come se il mondo si fosse accartocciato su se stesso, appallottolato dalla mano di Dio come fosse un pacchetto di sigarette. Negli scarsi chilometri (ahi, vetusta "ch") tra Roma Termini e Roma Tiburtina si ha la sensazione che il mondo sia imploso in quel piccolo panno di terra. Puoi incontrare il pakistano che vende calzini fuori dal negozio Nike, una coppia male assortita giapp-polacca che pomicia all'angolo della carrozza, l'africano che si è fatto una posizione ed ha la stessa cravatta dell'italianissimo medico con la valigetta di pelle portaricette.
Senza scordare il flautista boliviano e il nord-americano venuto fin da New York ad assaggiare pizza-spaghetti-mandolino. Subito fuori da Tiburtina la stropicciatura si fa meno montuosa. C'è una donna slava che abbraccia e bacia tutti i suoi congiunti, appena scesa da un pullman proveniente da Belgrado. Sembra di essere usciti dal mondo automatico di Roma Termini, addirittura faccio il biglietto per il pullman da un bigliettaio umano. Qui la gente torna a casa, è Natale, qualche russo mi fa pensare a quanto dev'essere bella Mosca con la neve. Il ritmo scende decisamente, si è sui 50 bpm delle ballate polacche e zingare.
Il culo brucia ancora un pò, e vorrei anche vedere! mi hanno sparato come un proiettile da Napoli a Roma, lungo una canna di pistola che più passa il tempo poù si fa stretta. L'attrito è sempre più forte, ma cosa volete farci: per non andare da nessuna parte bisogna quantomento andarci velocemente.